sabato 12 agosto 2017

Finto cliente per controllare il dipendente: si può?


Buongiorno.

     Da oltre vent'anni mi occupo di Investigazioni Private e ultimamente, inteso come negli ultimi 5/7 anni, si sta diffondendo sempre di più l'utilizzo investigativo nell'ambito commerciale.

Non che prima non si facesse, ma sta cambiando il "livello", infatti anni fà era appannaggio per lo più di grandi aziende con molti dipendenti, mentre ultimamente semprè più anche da Clienti che magari hanno un negozio con pochi addetti.

Con questo mio breve articolo e prendendo spunto dalla pubblicazione, sotto riportata, a commento di ultime Sentenze, cercherò di fare chiarezza in questo ambito specifico:

Una volta per tutte cerchiamo di rispondere ad una domanda che spesso sia i dipendenti che i datori di lavoro ci pongono, soprattutto per cercare di togliere dei dubbi su ciò che realmente l' Investigatore Privato può e non può fare. Su ciò che si basa l'attività Investigativa e su quali possano essere le risultanze valide in sede giudiziaria che l'Investigatore Privato può relazionare.

L'articolo di seguito esposto risponde in maniera chiara e concisa, punto su punto, a tutti i quesiti che maggiormente ci vengono rivolti dai nostri clienti nella nostra Agenzia Investigativa.

L'infedeltà, che sia Aziendale o coniugale, viene trattata con una indagine volta al reperimento delle prove documentali, fotografiche e testimoniali, con lo scopo di relazionarle per poi eventualmente produrle in Tribunale.

Una cosa che non viene menzionata nell'articolo, perchè dovrebbe essere ovvia, ma che in realtà non lo è, è quella di affidarsi ad un Investigatore Privato con regolare licenza, Autorizzato dalla Prefettura. Purtroppo sono tanti gli abusivi che si professano Investigatori Privati che alla fine non hanno ne le competenze ne tanto meno posso produrre prove e indizi validi ai fini giudiziari da presentare in Tribunale.


 Affidarsi ad un professionista fa la differenza tra risolvere un problema o crearne degli altri, vista la materia spinosa e legalmente complessa.



Massimiliano Altobelli







Finto cliente per controllare il dipendente: si può?

In che modo e quando il datore di lavoro può controllare i dipendenti con investigatori privati e falsi clienti.



Lo Statuto dei lavoratori vieta all’azienda di controllare i dipendenti durante lo svolgimento delle loro mansioni: è infatti fuorilegge una verifica sulla qualità e tempestività della prestazione lavorativa. Tuttavia, a detta della Cassazione, è possibile spiare e pedinare i lavoratori attraverso investigatori privati e falsi clienti. Questo consente, in un certo senso, di superare il limite imposto dalla legge e verificare se il dipendente sta facendo il proprio dovere o meno. Il controllo occulto potrebbe consistere anche nella creazione di un falso profilo Facebook al fine di verificare se lo stesso sta chattando o lavorando. Ma procediamo con ordine e vediamo in che modo il datore di lavoro può controllare i dipendenti.

Investigatori privati

Nessun dubbio esiste più sul fatto che l’azienda possa spiare il dipendente con l’investigatore privato. Quest’ultimo può pedinare il lavoratore al di fuori dell’azienda (fino all’uscio di casa), per smascherare eventuali bugie riferite al datore di lavoro: falsi certificati medici, permessi per assistenza a familiari invalidi (Legge 104) utilizzati invece per fini personali, attività di concorrenza, svolgimento parallelo di mansioni per altri datori, ecc.
Il controllo può avvenire anche per un prolungato lasso di tempo Cass. sent. n. 14454/2017e non deve necessariamente limitarsi a sporadici episodi.
Inoltre, per poter pedinare il dipendente sospettato di infedeltà, non c’è bisogno che il lavoratore sia già stato sorpreso nell’atto di svolgere un precedente illecito dello stesso tipo, ma possono essere eseguiti anche in via preventiva o sulla base di semplici sospetti.
La prova sarà costituita dalle stesse dichiarazioni testimoniali dell’investigatore. Il report del detective non ha valore documentale; lo possono avere le fotografie, salvo che vengano adeguatamente contestate dal dipendente.
Affinché l’utilizzo dell’investigatore sia legittimo è necessario che:
ñil controllo sia svolto mediante modalità non eccessivamente invasive, rispettose della libertà e dignità dei dipendenti e, comunque, improntate al rispetto dei principi di correttezza e buona fede;
ñla finalità del controllo non sia quella di verificare la qualità e la prestazione lavorativa del lavoratore, ma impedire che questi compia illeciti; ciò in quanto le condotte penalmente rilevanti, o comunque illecite, poste in essere dal dipendente esulano dall’attività lavorativa in senso stretto.

Il falso cliente

Il datore di lavoro può sottoporre a controlli il dipendente anche valendosi di un falso cliente. Si pensi a una persona che finga di essere interessata all’acquisto di un prodotto al solo scopo di controllare se il dipendente emette lo scontrino, se indirizza la clientela verso altri esercizi commerciali, se discredita i prodotti in vendita, ecc. In questo caso l’attività di controllo del finto cliente si può spingere anche all’interno del posto di lavoro.
Affinché tuttavia sia possibile controllare un dipendente con un falso cliente è necessario che vengano rispettati determinati limiti:
ñl’investigatore non può essere ingaggiato dall’azienda per verificare l’adempimento della prestazione lavorativa da parte del dipendente; può solo verificare eventuali illeciti del dipendente stesso che possono avere un impatto sul patrimonio aziendale;
ñl’investigatore può fingersi un normale cliente a condizione che si limiti a presentare alla cassa la merce acquistata pagandone il relativo prezzo o a compiere le normali attività che ci si potrebbe aspettare da un cliente. L’investigatore non può invece “istigare”, non può cioè porre manovre volte a indurre in errore il lavoratore o a suggerirgli eventuali comportamenti illegittimi al fine di verificare se questi “cade in tentazione”;
ñi controlli sono legittimi purché siano stati ripetuti per un lasso di tempo congruo e non quindi limitati a un solo episodio che potrebbe non essere significativo.

Il falso contatto su Facebook

Secondo la Cassazione [Cass. sent. n. 10955/2015 ], il datore può creare un falso profilo Facebook per «riscontrare e sanzionare un comportamento idoneo a ledere il patrimonio aziendale» e non per controllare «l’attività lavorativa più propriamente detta». Così è legittimo l’impiego di un contatto fake per vedere se il dipendente lavora o si trastulla chattando con il profilo di una bella ragazza. Il che può addirittura portare a un licenziamento per giusta causa. Sono ammissibili – dice la corte – i «controlli difensivi occulti» anche ad opera di personale estraneo all’azienda – come appunto gli investigatori privati – solo se volti ad accertare comportamenti illeciti diversi dal semplice inadempimento della prestazione lavorativa, sotto il profilo quantitativo e qualitativo. Il controllo non può comunque assumere modalità eccessivamente invasive e deve pur sempre rispettare le garanzie di libertà e dignità dei dipendenti.
Fonte: www.laleggepertutti.it

lunedì 7 agosto 2017

Il capo può far pedinare i dipendenti a lungo?




Nella mia carriera ultra ventennale di Investigatore Privato a Roma, ho affrontato moltissimi casi inerenti alle infedeltà professionali e/o indagini che si svolgono commissionate dal datore di lavoro, nei confronti dei dipendenti.

Negli ultimi tempi si è vinta quella leggera "diffidenza" da parte dei datori di lavoro ad usufruire dei servizi che può offrire un'Agenzia Investigativa, in ambito aziendale e commerciale, e sono sempre di più i Clienti che conferiscono incarico per "vederci" chiaro nei confronti dei dipendenti. 

Tali incarichi sono sia in ambito delle infedeltà aziendali e cioè quelle attività che i dipendenti potrebbero compiere procurando danno all'azienda di cui sono dipendenti ad esempio, rivelando alla concorrenza segreti aziendali, liste clienti e quant'altro può nuocere all'azienda committente.

Altresì si possono commissionare indagini volte alla verifica del reale utilizzo dei permessi (Legge 104) e/o tempi e luoghi da rispettare durante il "periodo di malattia".

"il capo può far pedinare i dipendenti a lungo?"

Questo è un quesito che molti datori di lavoro si pongono prima di affidarci un incarico investigativo. 

Sono domande lecite e legittime che finanlmente con questa sentenza della cassazione possono trovare una risposta univoca e uniforme.

Del resto sono tantissimi i casi che affrontiamo ogni anno come AgenziaInvestigativa e, a differenza di molti datori di lavoro che sottovalutano l'importanza di tale attività, chi ne ha usufruito, poi non ne può fare a meno.

Del resto come per ogni "buon rapporto" vale la regola della "FIDUCIA" e niente è più rassicurante delle prove che un bravo Investigatore Privato può portare.









Il capo può far pedinare i dipendenti a lungo?


Legittimo il pedinamento durato molti giorni ed effettuato da un investigatore privato assoldato dal datore di lavoro.

La Cassazione sdogana i pedinamenti prolungati, anche per diverse settimane, nei confronti dei lavoratori. Con una sentenza di poche ore fa [1], la Suprema Corte ha detto che il capo può far pedinare i dipendenti anche in spregio delle più elementari regole di privacy che, altrimenti, sarebbero invocabili da chiunque si trovi addosso uno sconosciuto a controllarne giorno e notte i movimenti. Così anche per 20 giorni è legittimo che un investigatore privato si metta alle calcagna del lavoratore per coglierlo in fallo e fornire su un piatto d’argento, al datore di lavoro, le prove fotografiche della sua infedeltà. Il tutto – neanche a dirlo – ai fini di un licenziamento incontestabile.
Legittimo il pedinamento prolungato del dipendente
Fino a quando il datore di lavoro può controllare i dipendenti? Di certo sappiamo che i controlli all’interno dell’azienda sono vietati dallo Statuto dei lavoratori. Ma ciò che non può avvenire dentro il luogo di lavoro può ben accadere al di fuori. Così il capo può far pedinare i dipendenti a lungo con un investigatore privato che ne controlli gli spostamenti. E – qui la novità – non deve trattarsi necessariamente di un giorno o due, ma anche di più settimane. Possibile? Non è contrario alla privacy un pedinamento ripetuto e continuato al fine esclusivo di trovare le prove per il licenziamento? Si può ledere la riservatezza di una persona così indisturbatamente? La risposta affermativa della Cassazione potrà lasciare interdetti. C’è solo un modo per contestare il licenziamento: se il fatto appurato dall’investigatore non è talmente grave da comportare la sanzione espulsiva. In questo caso, però, è dovuto solo un risarcimento del danno e non la reintegra.
Nessuna sanzione è dunque possibile nei confronti del capo che si affida a un’agenzia investigativa per monitorare costantemente per 3 settimane il dipendente fuori dai luoghi di lavoro. Secondo i magistrati della Cassazione ci si trova di fronte a «un’attività investigativa svolta da un’agenzia privata e connessa ad una specifica indagine su pretese violazioni del dipendente in relazione a compiti esterni fuori sede, indagine che ricade nella figura del controllo difensivo da parte del datore di lavoro in una sfera eccedente i luoghi di lavoro». Ciò significa che non si può parlare di «violazione della privacy» del lavoratore o di eccessiva «invasività dei controlli dal punto di vista meramente quantitativo (i giorni del pedinamento)», poiché la durata (20 giorni) non eccede i principi di adeguatezza e di proporzionalità.

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/168561_il-capo-puo-far-pedinare-i-dipendenti-a-lungo 

mercoledì 2 agosto 2017

Roma, il prete ha una storia con una donna sposata: per il marito risarcimento di 15mila euro.




     Ancora una volta il lavoro svolto da un Investigatore Privato con regolare licenza Prefettizia, ha fatto la differenza. 

La prima è stata quella di presentare regolari prove atte a far valere o difendere un proprio diritto in tribunale, la seconda è stata quella di far sì che l'Investigatore Privato possa presentarsi in tribunale a testimoniare sul lavoro svolto.

Questa è la differenza tra l'affidarsi ad un serio professionista e non ad un abusivo, il quale non avrebbe potuto fare assolutamente nulla di tutto quanto fatto legalmente dall'Investigatore Privato.

                                 Massimiliano Altobelli



Roma, il prete ha una storia con una donna sposata: per il marito risarcimento di 15mila euro.


I giudici, al termine di un processo durato cinque anni, hanno condannato solo la donna e non il prelato

Era piombato in depressione dopo aver scoperto che la moglie lo tradiva. E per questo, un ex marito ha ottenuto dal tribunale di Roma un risarcimento di 15mila euro. Ma non si trattava di un tradimento qualsiasi: ad influire probabilmente sull'angoscia dell'uomo, lo shock di venire a sapere che la donna aveva deciso di concersi la scappatella con un prete. I giudici, al termine di un processo durato cinque anni, però hanno condannato solo la donna e non il prelato.





Ma, se è vero che il risarcimento avrebbe magari potuto consolare l'uomo, al danno del tradimento si è aggiunta anche la beffa: il tribunale infatti, nella sentenza di un anno fa passata in giudicato da sei mesi, ha respinto l’istanza risarcitoria contro il don, che da anni si è trasferito da Roma all’Aquila, condannando il marito tradito a corrispondere all’adultero, in paramenti sacri, la somma di 3mila e 200 euro.

Al di là di quanto accaduto comunque, questa storia fa tornare d’attualità il dibattito sul celibato dei preti. E, in attesa di sviluppi sulla vicenda, i legali dell’uomo hanno nel frattempo chiesto alla Chiesa di adottare provvedimenti contro il prete che ha violato il diritto canonico, considerando che nella sentenza viene certificata, con tanto di prove fornite da un investigatore privato, la relazione extraconiugale.


Fonte: tgcom



lunedì 12 giugno 2017

Tradimento e lavoro: ecco le 10 professioni che portano a tradire con più facilità.


..è già.. è proprio così..


In oltre venti anni di carriera come Investigatore Privato a Roma, specializzato nel settore delle indagini per privati (infedeltà, minori, lavori non dichiarati, frequentazioni minori, ecc.ecc,) posso confermare quanto detto nell'articolo che riporto di seguito. 

Magari le mie statistiche possono essere diverse in quanto rilevate "solo" dalle persone che si sono rivolte a me per risolvere i loro problemi ed avere le prove dei loro dubbi..

Ecco è proprio in queste parole che possiamo riassumere, mio avviso, la professione dell' Investigatore Privato: ..portare alle persone le prove dei loro dubbi!! 

Che è molto diverso dal rispettare le aspettative.. 

Cioè io porto al mio Cliente "uno spaccato della realtà", descritto senza pregiudizi positivi o negativi, anzi correlato da centinaia di fotografie che andranno a comprovare e confermare quello che poi viene "relazionato".

Per tornare all'articolo riportato che mi ha dato lo spunto per scrivere queste mie "osservazioni", posso certamente riferire che, dal mio specifico punto di vista professionale, esistono "tradimenti" e di conseguenza "traditori" più difficili (ma assolutamente non impossibili) da individuare, proprio per la professione che svolgono.

Ad esempio: in migliaia di casi che ho effettuato è stato più complesso di altri, accertare il tradimento di chi, ad esempio, svolge la professione di tassista; infatti sono soliti, proprio per il loro lavoro, fare chilometri e chilometri al giorno nei posti più distanti della città.
Sono un problema gli autotrasportatori in quanto si "rischia" di doverli "controllare" in tutta italia, proprio per il lavoro che fanno.

Insomma posso riferire che tutte le persone che per lavoro si spostano molto, sono più complesse da "beccare" rispetto a persone che hanno a loro disposizione poche ore libere e quindi "libertà più moderata" rispetto alle altre.

Però "ogni caso è a sé" con le sue complessità specifiche, difficoltà, ma in ogni caso tranquillamente risolvibile.

Come diceva un mio amico: ..siamo mestieranti..le problematiche dei casi si affrontano e si risolvono.. 

Caso risolto, prove consegnate al Committente passiamo al prossimo..

Il caso più interessante degli oltre cinquemila effettuati e proprio il prossimo..quello che dovrò ancora affrontare.. è questa la mia filosofia.

Grazie.






Tradimento e lavoro: ecco le 10 professioni che portano a tradire con più facilità.


Ecco le 10 le professioni che portano a tradire con più facilità: anche voi siete dei professionisti a rischio?






Il tradimento in ufficio è un classico: non c'è ufficio dove non si siamo consumate storie di sesso con colleghi, calde infedeltà, flirt extraconiugali. Non c'è fotocopiatrice che non abbia immortalato chiappe appoggiate nude, non c'è scrivania su cui non si sia consumato sopra o sotto una qualsiasi forma di accoppiamento. "Ah! Se quelle scrivanie potessero parlare!", in realtà non lo fanno loro ma i dati, quelli raccolti da Gleeden per stilare la classifica delle 10 professioni a più alto rischio tradimento . Volete scoprire quali sono gli impieghi a più alto tasso di sesso in ufficio? Vediamo se il vostro curriculum è tra queste:
Imprenditore e segretaria: tra gli uomini i liberi professionisti con un'attività estremamente coinvolgente dal punto di vista del marketing si vendono bene anche sessualmente. Idem le segretarie o le assistenti. È questa professione declinata al femminile che raccoglie il top dei tradimenti in ufficio. Il lavoro li mette vicini, il sesso anche.
Il medico e libera professionista: sarà colpa di Gray's Anatomy, sarà il Dottor House, sarà che il maschio con lo stetoscopio al collo fa figo, ma tant'è, si piazzano al secondo posto della classifica dei tradimento sul lavoro. Dice "si spogli signorina" alle libere professioniste. Nel mondo femminile infatti sono loro e la loro indipendenza economica e mentale, che le fa arrivare al secondo posto delle corna da ufficio.
Libero professionista e la negoziante. La strana coppia del terzo posto delinea i tratti di un'attività indipendente da entrambi i lati: lui magari con un po' meno disponibilità economica del medico, lei con meno libertà d'azione di una consulente, ma vuoi mettere quante persone incontri da dietro un bancone?
L'Imprenditrice e il negoziante – ruoli ribaltati in classifica. La donna in carriera si ferma un po' di più per shopping e mette nel sacchetto (o nel sacco) anche lui.
Avvocata e l'agente di commercio: non so cosa possano dirsi, ma stanno entrambi al 5° posto della classifica. Si incontreranno? Si accoppieranno? Fatto sta che fanno gli stessi numeri.
Ingegnere e l'architetta: tra laureati ci si capisce e va a finire che tra una chiacchiera e una consulenza i due si capiscono. Sesto posto per queste due professioni che hanno qualche punto in comune: costruiscono storie di corna.
Estetista e impiegato della pubblica amministrazione. Settimo posto per lo strano duo: si amano tra le scartoffie? O si amano durante la depilazione? Mah! Intanto mettono corna anche loro.
Infermiera e Agente delle forze dell'ordine. Ammettiamolo: un cliché dei giochi di ruolo! Ottavo posto per loro tra le professioni che tradiscono di più.
Casalinga e avvocato: sono tra i più fedeli, si piazzano al nono posto tra le professioni. La casalinga con una bassa opportunità di indipendenza tradisce meno, come l'avvocato, magari perché sa cosa rischia se viene beccato.
Manager donna e architetto. Sono i quasi fedelissimi. Si vede che le donne abituate a comandare hanno poco tempo o poca voglia di trovare la soddisfazione altrove, mentre chi è abituato a progettare e costruire, pianta solide basi nelle relazioni. Decimo posto per loro.
In generale il 62% delle donne ha tradito il partner sul luogo di lavoro e il 56% degli uomini ha fatto lo stesso. Per il 57% degli uomini la grande tentazione è il viaggio di lavoro: lontani dagli occhi, lontani dal cuore. Mentre vale per il 52% delle signore.
Scommetto che avete visto nascere e morire grandi storie d'amore e tradimenti vari nei vostri uffici, e visto le percentuali è probabile che anche voi ne facciate parte.
Ammettiamo: il sesso in ufficio è un must. La vostra storia d'amore è nata tra risme di carta e stampanti?

Fonte:   DI VALENTINA MARA     14/05/2017 

http://www.elle.it/blog/news/a1474926063999/tradimento-in-ufficio-professioni-infedelta/

domenica 28 maggio 2017

Infedeltà coniugale. La propensione a tradire è maggiore in tempi di crisi economica



     Svolgendo la professione di Investigatore Privato a Roma dal 1995 ho visto, personalmente, come sono cambiate le "infedeltà coniugali" negli anni.. e concordo nell'analisi dell'articolo che riporto di seguito.

     Attualmente molte relazioni extra coniugali vengono vissute più come trasgressione che altro. Trasgressione dalla monotonia, dalla crisi ed in particolare la crisi economica e la diminuzione del potere di acquisto. 
    Anche prima in parte era così con la differenza che adesso è come se le persone vedessero, nella trasgressione di una relazione extra coniugale, l'unica possibilità che hanno di "sentirsi vive", di evadere.. e quindi si giocano "il tutto per tutto".

    Intendo dire che, usando un pò di buon senso, bisognerebbe pensare anche alle conseguenze che ne derivano dalla eventuale possibilità, non remota, di essere "beccati" dal coniuge.. le conseguenze, oltre che gravi a livello sentimentale perchè nella maggior parte dei casi creano fratture non sanabili, sono drammatiche anche nell'aspetto economico.

     Ma le persone non ci pensano, oppure lo reputano uno stimolo maggiore nel vivere la loro relazione di infedeltà coniugale.. dei debosciati praticamente....

    Quindi quando, come spesso accade, mi trovo davanti ad uno dei tanti motel nei dintorni di Roma, intento ad aspettare "la persona oggetto delle mie indagini" che esca in compagnia del suo amante per poterla fotografare.. mi accorgo che sono decine le coppie che, con fare furtivo, entrano ed escono.. 
mi chiedo, senza falzi moralismi, ma "debosciati" che non siete altro, non vi rendete conto che se vi beccano mandate all'aria matrimoni, drammi familiari, figli che soffrono, vite da "morti di fame" per anni?? mah..

    Eppure escono dal motel sorridenti e soddisfatti.. poi me li ritrovo in tribunale distrutti, che piangono, ridotti sul lastrico dalla separazione che, inevitabilmente, causa un dramma economico..

      Però questo è il mio lavoro, la mia professione.. io porto al mio Cliente "uno spaccato della realtà"..

     E quando si dice o si pensa che l'Investigatore Privato alla fine sia uno "spione".. si pensi pure che è stato incaricato da una persona che ha il diritto di sapere la verità e di non essere presa in giro.. vedrete che se provate a mettervi nei suoi panni, la prospettiva vi cambia opinione..







Infedeltà coniugale. La propensione a tradire è maggiore in tempi di crisi economica.




 Non è per la maggiore libertà di cui oggi si gode né tanto meno per i desideri di trasgressione che sono più sentiti: se la propensione al tradimento è sempre più elevata la colpa è tutta della crisi economica. A metterlo in evidenza è Incontri-ExtraConiugali.com, il sito più sicuro dove cercare un’avventura in totale discrezione e anonimato.
«In momenti di crisi come questi attuali, segnati da gravi disagi economici e sociali, la famiglia si ritrova costretta a fare delle rinunce e a cambiare stile di vita; così prima ancora dell’infedeltà sessuale arriva l’infedeltà finanziaria. Ed è solo dopo che la tensione e lo stress portano alla ricerca di un’evasione al di fuori della coppia o del matrimonio»spiega Alex Fantini, fondatore di Incontri-ExtraConiugali.com.
«L’infedeltà finanziaria pesa più di quella sessuale» aggiungono gli analisti di Incontri-ExtraConiugali.com. In questo lungo periodo di crisi economica, la maggior parte dei matrimoni vengono infatti rovinati da un tipo diverso di infedeltà, che non è quella sessuale o sentimentale, ma quella economica.
E a «tradire» sono soprattutto le donne, che tendono a nascondere al partner quelle spese che se venissero scoperte sarebbero oggetto di rimproveri e recriminazioni. «Così per giustificare un acquisto superfluo la maggior parte delle donne (52%) si inventa che il capo di abbigliamento in questione era in saldo o ad un prezzo stracciato. Mentre il 29% delle donne arriva anche a nascondere al partner il proprio estratto conto in molti casi procurandosi perfino un’altra carta di credito “sconosciuta” al loro uomo»racconta Alex Fantini.
Ma una cosa è nascondere l’acquisto di un nuovo reggiseno ed un’altra cosa è invece, come sempre più spesso accade, avere consistenti debiti tenuti nascosti al partner.
A sentire maggiormente il peso della crisi, secondo Incontri-ExtraConiugali.com, sono più gli uomini. «È proprio il sesso forte a cadere di fronte alla crisi economica in un stato di prostazione psicologica per cui la famiglia inizia ad essere vissuta come un peso»puntualizza Alex Fantini.
Molti uomini entrano in un vero e proprio stato di ansia e di depressione. E per evadere da tutto ciò molti di loro cercano momenti di leggerezza che cancellino, anche se per poco, il peso dei pensieri e delle preoccupazioni. Il tradimento diventa così l’unica via d’uscita dal senso di monotonia e di oppressione: un nuovo stimolo, facile, veloce e sicuro, soprattutto se per cercare l’amante si ricorre a Incontri-ExtraConiugali.com.
Un dato è ormai certo: la crisi economica sta lasciando un marchio sempre più indelibile sullo stile di vita degli italiani. Secondo i dati raccolti ed elaborati da Incontri-ExtraConiugali.com il 42% delle coppie pensa infatti che l’infedeltà finanziaria possa essere causa di divorzio ed il 28 per cento delle coppie ha effettivamente divorziato oppure si è separato a causa di ciò.
«In un’epoca di instabilità e di incertezza economica come la nostra, l’infedeltà finanziaria ha come conseguenza un crollo della fiducia nella coppia superiore all’infedeltà sessuale»conclude Alex Fantini. Una situazione ormai molto diffusa: nell’85% delle coppie si verifica una qualche forma di “infedeltà finanziaria”. Dalle “bugie veniali” della moglie che compra di nascosto un capo di abbigliamento per poi dire al marito «l’avevo da tempo, ma l’ho indossato pochissimo» si passa ai coniugi che addirittura aprono nuovi conti correnti e si procurano nuove carte di credito per poi indebitarsi all’insaputa del partner.
Secondo Incontri-ExtraConiugali.com la bugia più frequente riguarda i contanti: il 60% dei coniugi nasconde dei soldi. Poi vengono le spese: il 58% ammette di aver compiuto segretamente qualche acquisto “poco costoso”, mentre il 19% ha nascosto acquisti importanti. Il 15% dice poi di avere una carta di credito “clandestina”, il 13% un conto corrente “clandestino” ed il 12% mente direttamente sull’importo del proprio stipendio.


Fonte: http://www.agenpress.it

sabato 22 aprile 2017

Porti l’amante in casa? È violazione di domicilio e si rischia il carcere


Che dire..

in oltre venti anni di professione come Investigatore Privato professionista, specializzato nelle indagini in ambito privato (dalle infedeltà coniugali, al lavoro non dichiarato dell' ex coniuge, al controllo dei minori, ecc., ecc.) come si può immaginare ne ho viste tante di situazioni di infedeltà, direi migliaia..

E' chiaro che ogni caso è a sé, con le sue particolarità specifiche..

Devo ammettere che le occasioni in cui un coniuge decide di "portare l'amante nell'abitazione coniugale" sono veramente rare; direi una decina su migliaia di casi di infedeltà coniugale svolti..

Certo che, a mio parere, il coniuge che porta l'amante in casa approfittando dell'assenza dell'altro coniuge la fa "proprio grossa".. per non parlare della sfacciataggine dell'amante che è consapevole della situazione.. ma questa è un'altra storia..

Riassumo anni di esperienze vissute professionalmente in questo: 

l'infedeltà coniugale è già, ovviamente,  di per se una mancanza di rispetto nei confronti del proprio coniuge, però posso dire, da quello che ho avuto modo di vedere in tanti anni di attività, che si può dividere un vari gradi di "gravità": ovviamente un conto è tradire il proprio coniuge per un'avventura con una persona avvenuta in un contesto che non si ripeterà mai più e che non ha gli estremi per essere una relazione sentimentale, ma solo sessuale (esempio: una persona incontrata e frequentata per un'ora, magari un rapporto mercenario,  che non si vedrà e incontrerà mai più), ma sembra essere interpretata, ovviamente, come molto "più grave" una relazione intrapresa ad esempio con un'amica/o del proprio coniuge, un'amica/o di famiglia e per non parlare di un parente..

In sintesi: da quello che ho avuto modo di vedere dalle reazioni dei miei Clienti al momento che gli consegno le prove, anche fotografiche, di un'investigazione effettuata è che, considerando che è in ogni caso estremamente doloroso prendere atto di un tradimento del proprio/a coniuge, un conto è apprendere che "l'amante" è una persona sconosciuta e ben altro conto è apprendere che la "terza persona" è una cognata, un cognato, la migliore amica, il migliore amico..

A mio avviso a parità di delusione, il dolore e la reazione cambia..

Potrei continuare per ore, ma prima o poi mi deciderò a scrivere un libro.. ma questa è un'altra storia..



Porti l’amante in casa? È violazione di domicilio e si rischia il carcere.

Tempi bui per gli infedeli e soprattutto per gli amanti: rischia il carcere chi entra in casa senza il consenso del partner «tradito». Ecco perché.

Porti l'amante in casa? È violazione di domicilio e si rischia il carcere

Tempi bui per gli infedeli e soprattutto per gli amanti: rischia il carcere chi entra in casa senza il consenso del partner «tradito». Ecco perché.


L’amante scoperto in casa dal coniuge tradito è passibile di denuncia per violazione di domicilio e la pena prevista è il carcere fino a 3 anni.
A stabilirlo è stata la Corte d’Appello di Cagliari con sentenza del 21 novembre 1990; non si tratta di una novità ma è pur sempre un monito da tenere ben a mente nel caso di “personale inclinazione al tradimento”.
Sebbene l’infedeltà coniugale non sia più un reato, la giurisprudenza ha ancora un occhio di riguardo a quello che dovrebbe essere la base della relazione tra due coniugi. La fedeltà - o meglio sarebbe dire la sua mancanza - è ancora oggi tra le principali cause di divorzi. Ma quali sono le conseguenze legali per il coniuge infedele?

A dire il vero la giurisprudenza è abbastanza clemente nei confronti del coniuge infedele e la pena da scontare consiste nella maggior parte dei casi soltanto nell’addebito delle spese di separazione. Ma quali sono le conseguenze per l’amante scoperto in casa dal partner tradito?

Porti l’amante in casa? È violazione di domicilio e si rischia il carcere

La vicenda che ha portato alla pronuncia della Corte d’Appello di Cagliari nel lontano 1990, successiva ad una precedente sentenza della Cassazione, farà molto probabilmente sorridere i lettori, ma avrà fatto molto meno piacere all’amante scoperto in casa dal marito tradito.
Protagonisti della storia sono Angelo, marito di 32 anni e agente della polizia ferroviaria, la moglie Luisa di un anno più giovane, e il collega e amante di Luisa, giovane di 23 anni di nome Luigi che mai avrebbe immaginato di finire in carcere.

In una calda notte d’estate ad Oristano, Angelo, che già sospettava il tradimento della moglie, finge di partire per lavoro e di dover passare qualche giorno lontano da casa. Per cercare di confermare o smentire il sospetto di tradimento da parte della moglie, a notte fonda torna a casa accompagnato da due investigatori privati e la scena che si è trovato difronte deve essere stata tutt’altro che piacevole.
Luisa in vestaglia e il giovane Luigi con addosso soltanto i pantaloni; a nulla è servito cercare di giustificarsi con la scusa di una visita di cortesia o della temperatura estiva a motivare la nudità degli amanti; la storia di Angelo, Luisa e Luigi è finita in tribunale e ancora oggi terrorizza i coniugi infedeli e gli amanti.

L’amante che entra in casa commette reato di violazione di domicilio

Luigi, il giovane amante di 23 anni, è stato accusato di violazione di domicilio. Entrare in casa, seppur invitato dal partner ma all’insaputa del coniuge tradito, è un reato per il quale si rischiano fino a 3 anni di reclusione.
Secondo quanto disposto dall’art. 614 del Codice Penale:
“Chiunque si introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni.
Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
La pena è da uno a cinque anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso con violenza sulle cose, o alle persone, ovvero se il colpevole è palesemente armato.”
Tenuto conto del fatto che il marito tradito di certo non avrebbe mai espresso la approvazione a far entrare in casa l’amante della propria moglie per un incontro clandestino, il Pretore di Oristano, tenuto conto della sentenza della Corte di Cassazione pronunciata pochi giorni prima, ha condannato Luigi a 20 giorni di carcere e al pagamento di una multa di 500 euro a titolo di risarcimento del danno.

Cosa rischia il coniuge che tradisce?

Rischia molto meno dell’amante il marito o la moglie accusata di tradimento. In questo caso e qualora il tradimento sia imputato come causa principale del divorzio, il coniuge rischia l’addebito della separazione, ovvero sarebbe imputabile soltanto dal punto di vista civile.

Marito o moglie danneggiati dall’infedeltà del partner potrebbero inoltre richiedere il risarcimento del danno ma soltanto nel caso di lesione della propria reputazione a causa del comportamento del coniuge.
Insomma, il reato di infedeltà coniugale è stato dichiarato illegittimo nel lontano 1969, ma fare l’amante e tradire il proprio coniuge può ancora oggi portare a conseguenze non proprio piacevoli.

fonte: forexinfo.it