sabato 31 marzo 2018

Stalking, segue l'ex con un localizzatore gps: "spiata" anche al commissariato di polizia




La professione di Investigatore Privato prevede, oltre al rispetto della Legge, il rispetto scrupoloso di norme e regolamenti che sono stati indicati dal Ministero dell'Interno (dettagliatamente spiegati con un manuale operativo) e dal Garante della Privacy. 


Ecco perchè bisogna sempre affidarsi ad Investigatori Privati Professionisti, regolarmente autorizzati con regolare Licenza Prefettizia. 


L'utilizzo del GPS per l'Investigatore Privato, unito al classico pedinamento, è consentito dalla normativa vigente proprio perchè considerato "Pedinamento Elettronico". 


Chiaramente anche l'uso del Gps deve essere commissionato da "un avente diritto", cioè da una persona che, per far valere o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria, ha la possibilità per poter commissionare un'indagine ad un Investigatore Privato e di consequenza che quest'ultimo possa accerttare l'incarico dopo aver valutato la fattibilità legale.

E' bene spiegare con chiarezza tale norma in quanto spesso mi trovo ad aver a che fare con persone che chiedendomi informazioni e a cui rispondo di non poter accettare l'incarico in quanto loro non hanno il diritto legale di poterlo commissionare, mi sento rispondere:"..non è un problema, acquisto l'apparecchiatura su internet e lo faccio dal solo.."..poi ecco cosa succede..


E' estremamente semplice comperare dei gps tracker online a basso costo, ma l'utilizzo è reato e sopratutto le prove che si andranno a scoprire non potranno essere utilizzate in Tribunale, con inoltre il rischio di essere denunciati s enon arrestati.


Quindi, riflettete e pensate che quei soldi che andrete a spendere avvidando un incarico ad un Investigatore Privato Professionista, oltre che essere spesi per la sua esperienza, per le relative prove documentali e testimoniali, sono spesi per la vostra tranquillità sia emotiva che legale. 


 

Stalking, segue l'ex con un localizzatore gps: "spiata" anche al commissariato di polizia







La donna era andata a denunciarlo. E lui è stato arrestato

Con un localizzatore gps, per conoscere con esattezza l'esatta posizione e potere fare delle improvvise apparizioni, ha pedinato la ex moglie. E lo ha fatto anche quando lei, stufa di essere seguita e rintracciata ovunque, era andata in commissariato per denunciarlo.

E’ stato arrestato dalla polizia per atti persecutori e rinchiuso nel carcere di piazza Lanza, l'uomo, che aveva escogitato questo sistema per controllare la sua ex. Le indagini sono scattate dopo la denuncia della donna, insospettita dal fatto che incontrava sempre l'ex consorte.

Gli agenti hanno bloccato l'uomo che si era appostato dietro alla pensilina di una fermata d'autobus, vicino all'auto della donna che era in compagnia del figlio minorenne. L'ex marito ha tentato di fuggire, ma gli agenti lo hanno raggiunto. Ai poliziotti ha mostrato il proprio cellulare con l'applicazione gps collegata al veicolo della sua ex. Le testimonianze acquisite dai poliziotti hanno confermato il comportamento aggressivo dell'uomo e l'arrestato, alla presenza dell'avvocato di fiducia, ha confermato di avere montato il gps al fine di pedinarla. Nel telefono sono stati trovati oltre cento messaggi di individuazione geografica del veicolo. In una circostanza l'uomo l'ha seguita fino al commissariato dove la donna era andata a denunciarlo.



Fonte: Repubblica.it

lunedì 12 marzo 2018

Cassazione: la violenza del marito non giustifica il tradimento della moglie




Nella mia carriera, ultra 20nnale, da Investigatore Privato autorizzato dalla Prefettura, di casi di violenza domestica ne ho visti tanti. 

Alcuni particolarmente gravi altri che per fortuna hanno avuto un epilogo meno drammatico. 

Personalmente la violenza non mi appartiene e non la giustifico per nessun motivo. Trovo deplorevole chi compie azioni simili e ritengo che la professione di Investigatore Privato serva proprio per difendere e far valere un prorpio diritto in Tribunale, e non per farsi "giustizia" da soli. 

Ecco l'importanza di avvelersi di un professionista del settore che possa fare la differenza e, soprattutto, possa offrire il giusto supporto per chi debba trovarsi nella condizione di dover gestire un tradimento o chi chi sia vittima di maltrattamenti.

                                   Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma


Cassazione: la violenza del marito non giustifica il tradimento della moglie

Per gli Ermellini, ai fini dell'addebito, la condotta violenta non giustifica la violazione dei doveri che sorgono dal matrimonio

di Lucia Izzo - Non è solo al marito aggressivo che va addebitata la separazione personale dei coniugi, ma anche alla moglie che lo ha tradito il marito: infatti, anche se la condotta violenta di un coniuge, non potrà mai essere giustificata dai comportamenti dell'altro, non varrà neppure a giustificare la violazione dei doveri che sorgono la matrimonio.

È quanto ha precisato la Corte di Cassazione, sesta sezione penale, nell'ordinanza n. 3923/2018 (qui sotto allegata).

La vicenda

In Tribunale, pronunciata la separazione personale dei coniugi, la addebitava inizialmente al solo marito violento, che più volte aveva aggredito fisicamente la moglie; la Corte d'Appello, tuttavia, decideva di addebitarla anche alla moglie che aveva tradito il marito, decisione che la ex decide di contestare in Cassazione.

In particolare, le doglianze della ricorrenza si fondano sulla ricorrenza del nesso eziologico tra la violazione del dovere di fedeltà, che si afferma non provato in maniera puntale, e la intollerabilità della prosecuzione della convivenza. Ciò in quanto, puntualizza la donna, erano stati gli atteggiamenti aggressivi e violenti del partner nei suoi confronti a rendere la convivenza insostenibile.


Cassazione: la condotta violenta del partner non giustifica la violazione dei doveri matrimoniali


Tuttavia, secondo la Cassazione, le doglianze si rivelano inammissibili. Gli Ermellini rammentano i consolidati principi riguardanti l'obbligo di fedeltà coniugale, la cui inosservanza viene ritenuta violazione particolarmente grave e, di regola, sufficiente a determinare l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza e a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile.

Ciò eccetto il caso in cui non si riesca a dimostrare la mancanza del nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, attraverso un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva dei comportamenti di entrambi i coniugi che provi la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Il Collegio rammenta anche come la relazione di un coniuge con estranei renda addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 c.c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui e coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, pur non sostanziandosi in un adulterio, offenda la dignità e l'onore del partner.

Quanto alla distribuzione dell'onere probatorio, sarà la parte che richiede l'addebitodella separazione all'altro coniuge, per inosservanza dell'obbligo di fedeltà, a dover dimostrare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza; è, invece, onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale rispetto all'accertata infedeltà.

La sentenza impugnata, conclude la Cassazione, ha rispettato tali principi: dalla valutazione delle risultanze processuali (tra cui puntuali e circostanziate annotazioni contenute nel diario della ricorrente, telefonate e squilli durante la giornata) si è ritenuta provata la relazione della moglie nel senso di cui sopra (plausibili sospetti di infedeltà idonei a offendere la dignità e l'onore del partner).

Per tali ragioni il giudice a quo ha affermato che la separazione non era stata determinata dalla mediocrità della storia coniugale, bensì da tale relazione (qualificata come un evento recente e emotivamente duro, intervenuto mentre il marito tentava in modo grossolano approcci con la moglie), e anche dalle inammissibili aggressioni fisiche del marito in ragione delle quali la separazione gli era stata già correttamente addebitata dal Tribunale

Le censure della ricorrente, volte a negare il nesso causale tra presunto tradimento e crisi del rapporto coniugale e a sottolineare la gravità della condotta del marito, attengono a circostanze di merito (il cui vaglio non è ammissibile in Cassazione) e vanno, in conclusione, respinte.

Certo, precisa la Corte, la condotta violenta di un coniuge non può essere mai giustificata da comportamenti dell'altro, tuttavia, tale condotta non vale a sua volta a giustificare la violazione dei doveri che sorgono dal matrimonio.

fonte: studiocataldi.it


martedì 30 gennaio 2018

Scoperta di un telefono segreto: non c’è separazione con addebito



Che dire..

Questa sentenza, riportata nell'articolo pubblicato nell'utilissimo sito laleggepertutti.it, dimostra ancora una volta il ruolo essenziale dell'Investigatore Privato nel difedere e far valere un proprio diritto in Tribunale. Senza una indagine seria, accurata, affidata ad un Investigatore Privato professionista con regolare Licenza rilasciata dalla Prefettura, l'unico che vi poò rilasciare un a relazione, dettagliata e con prove fotografiche, da poter presentare in Tribunale ai fini dell'addebbito.

Spesso, per non dire sempre, il "fai da te" nel settore delle investigazioni private può essere dannoso e assolutamente improduttivo, perchè per quanto possa sembrare più facile, più economico, il professionista (in questo caso l'Investigatore Privato) viene pagato sia per la sua esperienza che per la sua professionalità. Perchè commettere un illecito in questo campo è molto semplice e in questo caso si parla di reati penali, quindi perchè rischiare?

Per non parlare di quello che poi viene portato in Tribunale, le prove parlano da sole, perchè non è cosi semplice dimostrare un atteggiamento intimo e affettuoso in pubblico, come è ancora più difficile provarlo.


Quindi ecco come il ruolo del professionista, dell'Investigatore Privato, assume una importanza fondamentale in giudizio e per una tranquillità di un lavoro ben fatto e documentato.




Scoperta di un telefono segreto: non c’è separazione con addebito


Un secondo telefono, usato per fare chiamate di nascosto a un’ex amica/o non è prova di tradimento.

È legittimo avere un telefono segreto: l’uso del secondo telefonino per chiamare una vecchia amica può essere giustificato dalla gelosia della moglie. Quindi, se lei scopre il dispositivo con le chiamate a un’altra donna non può chiedere la separazione con addebito. È questo il principio uscito fuori, di recente, dalle aule del Tribunale di Asti [sent. n. 749/2017. ]. Secondo il giudice piemontese non basta il rinvenimento di un cellulare per far scattare la presunzione di tradimento.
Un detto popolare dice che tre indizi fanno una prova. Funziona un po’ così anche per il diritto che chiama gli indizi con il termine «presunzioni». Le presunzioni, per costituire prova, devono essere «gravi, precise e concordanti», dice la legge. L’uso del plurale fa ritenere quindi che le presunzioni, per poter dimostrare un fatto, devono essere necessariamente più di una, tutte tra loro univoche. Ora, scoprire un telefono segreto è sicuramente un primo indizio. In una famiglia normale vorrebbe dire: lancio di piatti e di bicchieri. Ma da solo, per il tribunale, non può bastare per provare un tradimento. Trovare, su questo cellulare, solo chiamate in uscita sempre allo stesso numero fa presumere che il dispositivo nascosto sia “dedicato” appositamente a quella persona. Gli indizi sono già due. Il terzo indizio è che quella persona è una donna. E siamo a tre. Difatti parte subito la richiesta di separazione con addebito all’uomo, sospettato di essere un traditore. Ma il giudice ritiene tutti questi fatti ancora insufficienti se il clima familiare è improntato alla gelosia e alla diffidenza reciproca. E seppure la Cassazione ha sempre detto che anche il sospetto di tradimento basta per la separazione con addebito, a condizione però che le voci di paese ledano la dignità del coniuge, quando invece la vicenda si consuma dentro le quattro mura domestiche non c’è rischio di oltraggio alla rispettabilità della moglie. Che pertanto dovrà trovare prove più concrete per dimostrare il tradimento del marito. Soprattutto se il “terzo incomodo”, oggetto di tanta attenzione è – almeno stando ai racconti – solo un’amica.
Secondo la sentenza in commento, la circostanza che il marito abbia dei contatti telefonici, per quanto riservati, con una terza persona, non dimostra che vi sia una relazione extraconiugale, specie se si tratta di un’amicizia di vecchia data. L’occultamento del telefono, quindi, può essere ricondotto alla reciproca gelosia di cui i due coniugi soffrivano.
Non conta neanche il fatto che il rinvenimento del telefono abbia innescato la crisi poiché, in questo caso, di tale crisi è vittima anche il marito.

fonte: laleggepertutti.it


lunedì 29 gennaio 2018

Reggio Emilia, lui non si presenta alle nozze, lei lo cerca e lo picchia



Che dire.. Mai mettersi contro una donna ferita, sopratutto se a ferirla siamo stati noi. Lezione che il ragazzo di questa storia ha imparato a sue spese. 

Certo ci poteva pensare prima di organizzare per ben due volte il prorpio matrimonio per poi ripensarci. Perchè come dice il detto: "..errare è umano ma perseverare è diabolico!..". Sicuramente ha rischiato molto e la vicenda poteva avere un epilogo molto diverso. Personalmente di casi analoghi non mi sono mai capitati, o meglio, non con due annullamenti delle nozze.
Di sicuro ormai la prossima volta la novella sposa avrà quasi tutto pronto..In anni di carriera come Investigatore Privato a Roma ne ho viste e vissute  tante di situazioni "particolari".. specialmente quando si entra nella sfera dei sentimenti.. 
Molte investigazioni private ed in particolare indagini su infedeltà vengono richieste quando, dopo aver firmato la promessa di matrimonio, molte coppie fanno "l'addio al celibato".. quì si apre un mondo.. Molte persone lo interpretano come "serata goliardica", mentre altre persone esagerano e si lasciano andare ad infedeltà vere e proprie..
A volte le indagini coniugali iniziano proprio in quel frangente..
In ogni caso gran parte delle investigazioni private, come tutti immaginano, sono proprio finalizzate alla ricerca di prove per infedeltà coniugali..ma questa è un'altra storia..




Reggio Emilia, lui non si presenta alle nozze, lei lo cerca e lo picchia.


Due promesse di matrimonio e due «fughe»: la prima volta lei lo ha perdonato, la seconda gli ha chiesto appuntamento e lo ha picchiato.




Lui non si è presentato in Comune per la firma delle pratiche, lei è andata a cercarlo e una volta trovato (al centro commerciale) lo ha picchiato. E’ successo a Reggio Emilia, protagonista una 38enne siciliana, Anna, e il suo fidanzato 30enne: Doveva sposarmi, ma non si è presentato in Comune per la firma delle pratiche – racconta lei a Il Resto del Carlino –. Ed è la seconda promessa di matrimonio infranta in sei anni che stiamo insieme. Non ci ho più visto e l’ho riempito di botte davanti a tutti».

Due domande di matrimonio in 4 anni
La prima risale a quattro anni fa, quando lui «si era presentato con tanto di anello. Poi dopo due mesi ci ha ripensato. Avevo annullato tutte le prenotazioni, dal ristorante alla chiesa. Alla fine lo avevo perdonato». Poco tempo fa, «si era nuovamente fatto avanti. Stavolta sembrava tutto certo, fino a quando non è arrivato in Municipio per le firme del caso. Avevamo fissato la data delle nozze al 24 febbraio, avevamo già comprato gli abiti, le bomboniere e prenotato il ristorante». Ma è andata allo stesso modo: «Mi sono messa a piangere. L’ennesima mazzata dopo tante che ho avuto nella vita, tra problemi di salute e familiari».

L’appuntamento e le botte
Solo che stavolta niente perdono: «Ho un carattere vulcanico e così ho deciso di affrontarlo». I due si sono dati appuntamento al centro commerciale, dove lei si è presentata «agguerrita, vestita tutta in nero, da Catwoman. E lui si è nascosto dietro una donna addetta alla sicurezza del centro commerciale. Gli ho urlato di darmi chiavi e soldi per pagare tutto ciò che avevo anticipato io per le nozze. Poi l’ho preso per il cappuccio e gli ho dato pugni e calci fino a farlo scappare. E gli è andata bene, perché se succedeva al Sud, me lo tenevano fermo. Qui a Reggio invece al massimo si sono complimentati e tanti mi hanno detto che dovevo dargliene di più».

La richiesta di video e foto
E adesso? «Se ci penso seriamente piango per ore, ma che devo fare? - conclude la donna - Bisogna andare avanti. Anzi, se qualcuno per caso ha scattato foto o girato dei video mentre «lo meno» me li invii per favore così li tengo per ricordo». Anche Nadia Murineddu, abbandonata all’altare, ha deciso di andare avanti: la sua festa di nozze da sola con gli invitati l’estate scorsa aveva fatto il giro del web.


Fonte: corriere.it

lunedì 15 gennaio 2018

Android ti spia: sa dove sei anche col GPS spento, e registra audio e video a tua insaputa



Come Investigatore Privato professionista da oltre 22 anni, spesso, mi sento chiedere dai Clienti come rintracciare un cellulare, come poter leggere i messaggi di WhatsApp e di Facebook o come poter ascoltare le telefonate. 

Ogni volta faccio gentilemente notare che a privati cittadini, Investigatori Privati compresi, non è possibile accedere a questo tipo di informazioni e che la violazioni di tale Legge costituiscono un reato penalmente rilevante. Altresì faccio notare che io mi  occupo di Investigazioni Private e che, gli aventi diritto, posso raggiungere il loro obbiettivo, ad esempio un'infedeltà coniugale, effettuando vere e proprie indagini (appostamenti, pedinamenti, foto/video), senza necessità di accedere a dati riservati del proprio coniuge e quindi senza violare la Legge in alcun modo. 

Va chiarito infatti che rivolgersi ad un Investigatore Privato Professionista e autorizzato dalla Prefettura è perfettamente legale e ottenere le prove, ad esempio di un tradimento coniugale, non costituisce in alcun modo violazione della Privacy altrui. Ovviamente il Committente deve necessariamente essere un "avente diritto" e le prove richieste devono servire per "far valere o difendere un diritto in sede Giudiziaria". 

Alcuni Clienti capiscono e si rendono conto che per avere prove valide al fine di difendere o far valere un proprio diritto in Tribunale, quella di affidarsi ad un Investigatore Privato professionista è l'unica strada percorribile. Altri invece, con tutti i rischi del caso, si affidano a software spia più o meno costosi che si trovano in rete, creando dei danni inimmaginabili.

L'articolo che vi sto proponendo è solo un esempio di ciò che già naturalmente troviamo installato sui nostri smartphone può già fare, figuriamo installando software dedicati.

Ma da Professionista del settore delle Investigazioni, Investigatore Privato autorizzato dalle Prefettura,  preferisco di gran lunga una classica indagine piùttosto di prove ottenute illegalmente e non utilizzabili.




Android ti spia: sa dove sei anche col GPS spento, e registra audio e video a tua insaputa.




Siamo spiati. Abbiamo già visto come grandi compagnie quali GoogleFacebook o Amazon e molte altre sanno troppo dei propri utenti, il problema è che molte volte sono gli stessi consumatori a non avere idea di essere intercettati. Ci sono diverse misure che possono essere prese per minimizzare i rischi, anche se Google cerca sempre di più di massimizzare i dati raccolti dalla sua sconfinata utenza. In questo senso la linea di demarcazione tra i colossi della tecnologia e chi colleziona illegalmente dati per il proprio tornaconto si fa sempre più sottile.
Google sa dove ti trovi, sempre
Non volete consentire a Google di conoscere la vostra posizione spegnendo il GPS? Non servirà. il colosso di Mountain View può sapere dove vi trovate anche con il Gps spento su Android. Tutto parte dalle lunghissime e noiose policy che ogni utente accetta quando si imposta un nuovo smartphone o tablet Android, qui un breve riassunto su come Google individua la propria posizione per “migliorare la precisione”: in sostanza grazie all’indirizzo IP, GPS , Wi-Fie altri sensori che possono fornire a Google dati sui dispositivi nelle vicinanze come le torri cellulari.
L’utente può fornire la propria posizione a Google attivando semplicemente il GPS o l’A-GPS assistito quando è attiva la rete mobile, per usare app di navigazione come Maps. L’utente a questo punto potrebbe spegnere il tracciamento assistito, ma comunque il GPS invierebbe a Google i dati della nostra posizione. A questo punto non resta che disabilitare il GPS, che in teoria dovrebbe interrompere il segnale.
Il problema è che da gennaio 2017 Google, senza comunicarlo a doverepuò conoscere comunque la posizione dellutente Android sfruttando la triangolazione delle torri cellulari, incrociando le coordinate anche se non c’è nessuna scheda SIM inserita nello smartphone, per questo basta anche solo il Wi-Fi, che sostituisce sia il GPS che l’A-GPS. Morale della favola: anche se avete uno smartphone senza Sim, con Gps spento e non state usando nessuna app la vostra posizione è comunque tracciata.
Google dice di adottare questo metodo per assicurare una migliore ricezione delle notifiche, come per esempio quelle sul traffico delle strade in prossimità dell’utente, anche con GPS spento. A parecchi sarà capitato di ricevere notifiche su Android che recitano “ecco i luoghi più interessanti nelle vicinanze”, solo che magari chi ha il GPS spento queste notifiche vorrebbe non riceverle.
Il colosso di Mountain View ha anche risposto alle accuse con una dichiarazione ufficiale:
Per far sì che le notifiche vengano ricevute rapidamente gli smartphone Android utilizzano un sistema di sincronizzazione di rete che richiede l’uso di codici nazionali – Mobile Country Codes (MCC) e codici di rete Mobile Network Codes (MNC). Nel gennaio di quest’anno, abbiamo iniziato a esaminare l’uso dei codici di identificazione cellulare (Cell ID) come segnale aggiuntivo per migliorare ulteriormente la velocità e le prestazioni di consegna dei messaggi”.
Come sempre la questione è tra comodità/servizi e privacy: anche se Google conferma tutto ciò che emerso, ha dichiarato che questi dati non sono stati né usati né immagazzinati e teoricamente non consentirebbero l’accesso al dispositivo a malintenzionati. Teoricamente, perché è pur sempre un canale di comunicazione sempre aperto.
Audio e video registrato a tua insaputa su Android
A tal proposito una nuova ricerca svela come i criminali informatici possono entrare su un dispositivo Android e registrare audio e video allinsaputa dellutente. I ricercatori di MWR Labs hanno dato l’allarme riguardo una falla di Android che potrebbe aprire le porte a malintenzionati. Gli smartphone affetti sono quelli con Android LollipopMarshmallow e Nougat, cioè le versioni 5, 6 e 7 del sistema operativo di Google.
Facendo due conti e guardando il market share delle varie versioni di Android, si può dire che quasi l’80% degli smartphone in tutto il mondo sarebbe a rischio.
La vulnerabilità è stata trovata nel servizio MediaProjection, che nel pratico serve a catturare l’audio e il video a schermo dell’utente. Questo servizio è attivo su Android praticamente dalla sua nascita, ma prima per le app  dovevano avere i permessi di root (cioè l’accesso senza limiti al sistema, similmente a quando si diventa amministratori del sistema Windows) e la chiave di sblocco del dispositivo per registrare audio e video. Questo significa che in passato solo le app di sistema distribuite dagli Oem (cioè produttori come Samsung, Asus e molti altri che si appoggiano su Android), potevano avere accesso a MediaProjection.
Google ha pensato bene di aprire il servizio MediaProjection a tutti col rilascio di Android 5.0 Lollipope da lì in poi le app non devono più chiedere agli utenti l’autorizzazione all’uso di questo servizio alquanto intrusivo. L’unico avviso che Android fornisce è un pop-up a schermo che avvisa lutente quando lapp vuole registrare audio e video, ed è proprio in questo momento che possono subentrare gli hacker.
Come fanno? Semplicemente intercettando questo avviso e sovrapponendo una nuova schermata al pop-up di sistema originale, camuffandosi da messaggio di sistema. L’utente clicca sul pop-up finto e gli hacker possono avere le sue registrazioni audio e video: si chiama “tap-jacking” e non è certo una novità per chi sviluppa malware su Android.
Google ha risolto il problema solo in Oreo, l’ultima versione rilasciata del sistema operativo. C’è un solo un piccolissimo problema: Oreo è installato attualmente sullo 0,3% degli smartphone in tutto il mondo, guardate invece quanti smartphone hanno Lollipop, Marshmallow e Nougat.
Le diverse versioni del sistema operativo Android con la base installata.
Si chiama frammentazione ed è un problema che affligge Android dalla sua nascita, proprio per come è stato concepito. Google mette a disposizione Android agli Oem, che a loro volta applicano determinate personalizzazioni. TouchWiz per Samsung, Emotion Ui per Huawei e così via: tutto questo ritarda di mesi l’uscita di importanti aggiornamenti su milioni di smartphone che non siano strettamente di Google (quelli con Android detto “stock”), da qui la cifra ridicola di Oreo. La conseguenza è che le versioni vecchie di Android, parliamo di un anno, potrebbero nel tempo essere lasciate indietro anche riguardo importanti aggiornamenti di sicurezza, come per esempio questa vulnerabilità presa in esame.
Dopo il polverone il colosso di Mountain View prenderà provvedimenti e gli smartphone Android non invieranno più dati sulla posizione degli utenti a Google tramite la triangolazione delle torri cellulari. La frammentazione e i rischi per la sicurezza di milioni di utenti Android però sono qui per restare.

Fonte: businessinsider.com