domenica 8 febbraio 2015

Le 5 cose che non sai della vita di un Investigatore Privato

Le 5 cose che non sai.. 

..le 5 cose che non sai della vita di un Investigatore Privato.

Dopo aver letto un articolo scritto dal mio collega australiano John Ioannou, titolare dell’Agenzia Investigativa “Precise Investigation”, ho pensato anch’io di scrivere qualcosa sulla vita quotidiana di un Investigatore Privato, che svolge la sua professione in Italia ed in particolare a Roma, che magari le persone non conoscono.
    Il fatto di essere un Investigatore Privato fa pensare, dall’immagine data da centinaia di film e di telefilm (ad esempio il mitico “Magnum P.I”), sicuramente ad una persona che conduce una vita “non ordinaria”. Si immagina un’avventura quotidiana  piena di azione, auto veloci e magari pure sparatorie..Si immagina James Bond, Magnum P.I. e Simon & Simon. 


Per tutte le persone che immaginano tutto questo, mi dispiace deluderle, ma andrò a descrivere, riassumendola in cinque punti, la reale quotidianità di un Investigatore Privato.

     La mia vita, che è un tutt’uno con la mia professione, sicuramente non è noiosa e ripetitiva, anzi, ma non è certo un film di avventura. Come ogni lavoro ha suoi Pro e Contro.

Per contribuire a dipingere un quadro più chiaro, scrivo di seguito una lista di 5 cose che, presumo, che le persone non conoscano della vita di un Investigatore Privato.
 

1. Sono sempre reperibile al telefono.... sempre!

Dimenticate le ore di lavoro “normale” dalle nove alle diciassette,  magari dal lunedì al venerdì! Proprio come i medici, noi Investigatori Privati siamo sempre reperibili al telefono. E’ indispensabile per la natura del lavoro. Il cliente deve potermi contattare ogni volta che ne sente la necessità, per essere aggiornato sui progressi del lavoro in corso. Questo aspetto è fondamentale per fargli trovare un pò di serenità che magari il non sapere cosa stia succedendo gli aumenterebbe lo stato di ansia, che la maggior parte dei Clienti, inevitabilmente, hanno.
Essere sempre reperibili vuole anche dire essere disponibili per l’eventuale nuovo Cliente che trova il coraggio di chiamare perché sente di avere “l’urgenza” di venire a capo ad un suo problema; questo a prescindere che sia l’alba di domenica mattina, la tarda serata di lunedì o un giorno festivo.
Purtroppo non si può scegliere il momento giusto e il Cliente nel sentirsi magari anche solo confortato telefonicamente, riesce a mantenere quella razionalità necessaria per risolvere il suo problema.
C’è da considerare che nella mia carriera ultra ventennale ho avuto la possibilità di sentire al telefono e fornire un consiglio a migliaia di Clienti anche senza poi dover necessariamente svolgere un’attività investigativa per loro.
Anzi devo ammettere che la disponibilità che ho sempre dimostrato, mi ha sempre ripagato con generosità.
Sono tante infatti i Clienti che mi hanno contattato in questi anni, per cui ho svolto investigazioni private, a cui avevano fornito il mio recapito telefonico loro conoscenti, persone con le quali avevo semplicemente parlato al telefono e fornito un consiglio, mesi o anni prima.

2. Può essere decisamente non confortevole.

Nei film o nei telefilm infatti un appostamento di 48 ore, può essere visto in pochi minuti.. magari fosse così anche nella vita reale. Magari!
No, la realtà è realtà e non c'è niente che si può fare per accelerare il tempo di appostamento o per far spostare una persona a comando.. Questo significa che un appostamento 48 ore, trascorse instancabilmente guardando, ad esempio un portone da dove deve uscire il mio “target” o “sospetto”, sono esattamente quelle, 48 ore!
Chi come me svolge la professione in prima persona da tanti anni non potrà che confermare quello che dico: dopo ore di appostamento, nel momento in cui ci si distrae, si va a prendere un caffè, ci si sposta..bè proprio in quell’esatto istante avviene quello che stavamo aspettando da ore!! E’ un “classico” che ha portato a coniare la frase: ..un Investigatore Privato pagherà una propria distrazione o un proprio errore,  con ore e ore di attesa.
Quando una persona mi dice che ha sempre sognato il mio lavoro e vorrebbe assolutamente intraprenderlo perché “si sente portata”.. basta chiedergli di accompagnarmi mentre sto facendo un appostamento.. dopo mezz’ora o al massimo un’ora, avrà cambiato opinione..
Nella quotidianità infatti una persona è portata a pensare che attendere sotto casa di un suo amico, della sua ragazza/o, in sala d’aspetto, ecc. più di un’ora, sia una cosa inconcepibile! Per me aspettare concentrato davanti ad un portone o ad una auto posteggiata, tre/quattro ore..rientra nella normalità!!
A chi piace, durante il suo lavoro, prendersi ogni tanto un momento di riposo o fare la “pausa caffè”..è meglio che cerchi un altro lavoro e non sogni di diventare Investigatore Privato.

3. Quotidianamente dobbiamo trattare Clienti estremamente emotivi.

In genere persone che si rivolgono ad un Investigatore Privato sono alla ricerca di risposte a problemi di non così “normali”. La maggior parte delle volte riguardano questioni legate alla fedeltà, ai sentimenti, al denaro, all’inganno... o una combinazione di tutte. Forse è un coniuge a mentire, una persona amata diventata inaffidabile e bugiarda; un socio o un dipendente diventato “traditore; un figlio adolescente che si “stà perdendo” nella droga o in frequentazioni pericolose..
Qualunque sia la situazione o la storia, come si può immaginare, ogni Cliente  ha un argomento molto delicato da esporre e per comprenderlo ed essergli utile ci vuole una persona che, oltre ad essere un Investigatore Privato, è anche una persona dotata di una sensibilità particolare che gli permette di affrontare la situazione con rispetto e professionalità.
Per trattare con Clienti che stanno vivendo un particolare periodo di fragilità emotiva, è necessario avere una tranquillità interiore sicuramente superiore al normale.. E’ impensabile infatti parlare con un Cliente trasmettendogli la tranquillità necessaria per affrontare l’attività investigativa se non si è sufficientemente tranquilli “interiormente”.
Questo vuol dire che non si può lasciare il lavoro al negozio e si chiude “la serranda”, bensì il lavoro entra a far parte della propria vita. Sfido chiunque ad avere un caso in corso in cui è necessario il massimo impegno in cui qualcosa va storto, con il Cliente al telefono ansioso e..stare serenamente a cena fuori.. è chiaro che la tensione e lo stress non può cessare a comando.
Lascio solo immaginare quindi la vita privata di un Investigatore Privato.. lasciamo stare..

4. C’è tanto lavoro “da ufficio”.

Molte persone pensando che essendo un Investigatore Privato si vive all’aria aperta tutto il giorno e mai e poi mai dietro ad una scrivania.. Non è così!
L’attività comporta, oltre alle indagini svolte “su strada” anche una grande attività che si svolge in ufficio. Sono molteplici le attività da svolgere dietro una scrivania: scrivere le relazioni con molta attenzione perché andranno sicuramente in Tribunale, acquisire la fotografie effettuate e stamparle, studiare i dati per fare un’informativa e un’indagine, ecc.
Ma oltre a quanto sopra riportato che fa parte del lavoro “vero e proprio”, c’è tutta un’altra enorme attività da svolgere in ufficio: registrare i conferimenti di incarico negli appositi registri, archiviare documenti con particolare attenzione alle disposizioni in merito alla Privacy, gestire l’attività dal punto di vista fiscale, gestire i documenti in merito alle disposizioni di Legge (prosecuzione attività, corsi di aggiornamento, ecc.). Inoltre è necessario occuparsi della pubblicità, di public relation, gestione siti web, profili FB, ecc.
L’aspetto “burocratico” è sicuramente uno degli aspetti meno attraenti del lavoro, ma estremamente importante e delicato, questo è sicuro.
Anche il più piccolo lavoro di indagine (solo una o due ore) può impegnare ore di lavoro successivo in ufficio, fatto di pagine di relazione, report, cercare file e documenti su internet,  ecc.
Anche questo è parte integrante della professione.

5. Molto spesso portiamo cattive notizie.

Questo vuol dire che difficilmente le indagini finiscono con “..e vissero tutti felici e contenti..”
Provate ad immaginare di dover riferire ad una persona che il proprio coniuge lo tradisce, magari con un loro conoscente! Immaginate di dover dire a qualcuno che loro amico e socio in affari lo sta “fregando” Peggio ancora, dover dire a una persona che il loro parente che volevano rintracciare è deceduto?
I clienti si rivolgono a noi alla ricerca di risposte.
         Il problema è non c'è nessuna garanzia che troveranno la risposta che si aspettano o che sperano sentirsi dire, bensì avranno uno “spaccato della realtà”, che spesso non è quello che volevano sentirsi dire.. e questo può essere uno degli aspetti più difficili di essere un Investigatore Privato.
È molto difficile mantenere il necessario equilibrio necessario a dare delle notizie cercando di non sminuirle, ma neanche da enfatizzarle.  E’ necessario cercare di essere indifferenti, ma nello stesso tempo trovare la maniera di far capire al Cliente la situazione rispondendo alla domanda più comune che viene posta: Perché mi merito questo?
Spero di aver riassunto in qualche punto una professione che, per me, è senza ombra di dubbio..la più bella del mondo!
Quante sono le persone che quando si devono alzare, negli orari più improbabili, per andare al lavoro sono contente? Poche, pochissime.. Io sono fortunato, perché sono tra quelle.
Dico sempre: ..sono grato al mio lavoro, mi ha dato tanto, però in cambio gli ho dedicato oltre venti anni di vita…  
Massimiliano Altobelli

lunedì 2 febbraio 2015

Cassazione: Anche l'investigatore privato può essere condannato per violazione di domicilio.

     Quello che cerco sempre di spiegare ai Clienti è che la relazione che produrrò alla fine dell'attività investigativa, correlata da fotografie (effettuate rispettando le normative sulla privacy) e la mia diretta testinonianza in Tribunale, saranno fondamentali al fine di poter provare "l'infedeltà coniugale". 
    Ricordo infatti che, come confermatoi da molte sentenze della Cassazione, che le relazioni prodotte dall'Investigatore Privato vanno comunque, non solo confermate in Tribunale, ma si ritiene necessario che lo stesso effettui delle dichiarazioni testimoniali inerenti ai fatti da lui riscontrati.
   Questo per dire che l'attivita di indagine svolta da un Investigatore Privato non è e non deve essere  interpretata come l'attività di un fotografo che deve effettuare un "book fotografico", bensì l'attività che deve portare delle prove, se possibile e nel rispetto della Legge documentate fotograficamente, che poi andranno riferite in Tribunale.

        Alla luce di quanto detto mi chiedo perchè molti "colleghi", magari pressati dai loro Clienti, si prestino a compiere degli illeciti, di cui poi, giustamnente, pagano le conseguenze?

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma






Cassazione: Anche l'investigatore privato può essere condannato per violazione di domicilio.





Spesso quando tra una coppia si insinua una crisi la prima cosa a cui si pensa e' che l'altro abbia un amante. Così ci si improvvisa detective cercando di spiare tutti i movimenti dell'altro, cercando di leggere i messaggi sul telefono, controllando il numero di chiamate in entrata o in uscita oppure leggendo corrispondenza come le email. Ma tutto questo indagare e' assolutamente vietato perché costituisce violazione della privacy dell'altro coniuge.

Anche intercettare con delle microspie o registrare delle conversazioni all'interno del domicilio costituisce un illecito, quindi, e' una cosa che non può trovare giustificazione alcuna.
Il coniuge che abbia dei sospetti sulla fedeltà dell'altro può rivolgersi ad un investigatore privato ma lo stesso comunque deve attenersi a delle regole ben precise.

E' illegale, infatti, effettuare delle riprese in ambienti interni anche se il proprietario dell'immobile ha prestato il consenso per piazzare le telecamere; questo e' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione qualche tempo fa con la sentenza n. 9235 dell' 08.03.2012.
Il caso di cui si è occupato la Corte vede come protagonista un investigatore privato che in primo e secondo grado era stato condannato per aver ripreso e registrato gli incontri amorosi di una signora nella casa dell'amante. 
La cosa più assurda era stata che l'amante( cioè il proprietario di casa ) aveva dato il consenso all'investigatore di installare le telecamere e di filmare le scene anche a scopo di produzione in giudizio cioè consegnando al marito queste prove per finalità processuali.

L'investigatore, nei precedenti gradi di giudizio, era stato condannato per interferenze illecite nella vita privata e per violazione di domicilio


Fonte: Avv. Barbara Pirelli del Foro di Taranto
          Studiocataldi.it