domenica 11 settembre 2016

Infedeltà coniugale: è reato fingersi single per avere una relazione sentimentale.


Svolgendo la professione di Investigatore Privato a Roma da oltre 20 anni, ho seguito personalmente migliaia di indagini sulle infedeltà coniugali. 

Da quello che ho potuto constatare, mi pare essere molto comune la prassi "dell'uomo che racconta un'infinità di menzogne all'amante".. 

Affermo questo in quanto, in moltissime occasioni, quando ad ingaggiarmi è una Cliente con lo scopo di svolgere delle investigazioni finalizzate ad ottenere le prove dell'eventuale tradimento del coniuge, finisce che il marito, smascherato, tenti di scusarsi per rimanere in casa e fare l'estremo tentativo di rimettere "a posto le cose". 

Ma l'altra persona (l'amante) sentendosi "scaricata, mollata, abbandonata, ecc. dall'uomo che, in molti casi, pensava potesse diventare il suo futuro compagno di vita, disperata contatta la moglie e "vuota il sacco".. 

A questo punto, a detta delle Clienti, vengono alla luce le bugie più assurde come, ad esempio, che l'uomo aveva detto di non poter lasciare la moglie in quanto gravemente malata e in fin di vita, di non avere più rapporti sessuali da anni e anni, che aveva un rapporto "aperto" e quindi che la moglie sapeva tutto, di essere stato tradito dalla moglie decine di volte e si essere una vittima.. insomma, chi più ne ha più ne metta..

Detto questo e rifacendomi alla Sentenza della Cassazione sotto riportata, ritengo sia giustissimo essere un reato "fingersi single per avere una relazione" e quindi, di fatto, ingannare e illudere un'altra persona, che rimane "danneggiata"..

Basandomi su quanto vedo quotidianamente nell'ambito delle investigazioni per le infedeltà coniugali, posso tranquillamente affermare che sono sempre meno le persone che "giocano a carte scoperte" e sempre di più quelle "che vivono costantemente nella menzogna"..




Infedeltà coniugale: è reato fingersi single per avere una relazione sentimentale.









Milanese condannato per aver mentito sul proprio status coniugale allo scopo di intrattenere una relazione sentimentale.


La Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, con Sentenza n. 34800 del 10 Agosto 2016, ha sancito che è reato far credere ad una donna di essere single o divorziato quando non è vero; l'imputazione che ne consegue non è quella di "bigamia" ma di "sostituzione di persona".
Secondo la Corte di Cassazione chi si attribuisce un falso stato coniugale (separato, divorziato o non legato da alcun matrimonio religioso) allo scopo di avviare una relazione sentimentale è responsabile del reato di sostituzione di persona punibile ai sensi dell'art. 494 del codice penale.  

Il fatto

Il fatto nasce nella periferia milanese dove un uomo, regolarmente sposato, avviava una relazione sentimentale con una donna del posto facendole credere di essere seriamente intenzionato nei suoi confronti. La ragazza, ignara della reale situazione, iniziava a frequentare l'uomo e, dopo un certo periodo di tempo, andava a convivere con lui. Iniziavano, così, ad abitare sotto lo stesso tetto ed a progettare un'unione stabile. A tal fine, iniziavano a frequentare un corso prematrimoniale presso una parrocchia milanese ove il promesso sposo riferiva al parroco di essere divorziato e di aver ottenuto l'annullamento del matrimonio religioso da parte del Tribunale della Sacra Rota.

Il colpo di scena

Poco dopo l'avvio della convivenza, il fidanzamento si interrompeva bruscamente quando la ragazza, che nel frattempo era rimasta incinta, insospettita dei continui rinvii delle nozze, scopriva che l'amato non solo era sposato ma, addirittura, non si era mai separato dalla prima moglie la quale, peraltro, aspettava anche lei un bambino.

L'epilogo 

La Corte di Cassazione, rifacendosi alla sentenza dei giudici milanesi che avevano condannato l'uomo per il reato di sostituzione di persona e non di bigamia, ha confermato la pronuncia. A nulla sono valse le rimostranze del finto single atte a far emergere che le nozze non si erano mai celebrate: la Corte ha puntualizzato che il reato di cui all'art. 649 c.p. si consuma nel momento in cui taluno induce l'altro in errore, a prescindere o meno che l'evento sia stato consumato.

fonte:   http://it.blastingnews.com