mercoledì 23 agosto 2017

Milano, investigatore sorprende gli amanti in flagrante e viene aggredito.



In tanti anni di attività da Investigatore Privato, oltre venti,  mi è capitato raramente di essere scoperto dalla persona che stavo pedinando. E tutte le volte che è capitato è perchè il Committente (la persona che mi ha affidato l'Incarico Investigativo), principalmente le mogli, non ha retto lo stress e ha in qualche modo fatto trapelare dettagli sull'indagine per infedeltà coniugale

Onestamente devo dire che non è affatto piacevole, perché non si sà mai come può reagire la persona scoperta. 

Ciò che è accaduto al collega è un fatto di una gravità disarmante, del resto siamo persone che stanno svolgendo semplicemente un lavoro, una professione. Una professione  quella dell'Investigatore Privato,  che per lo più ci fa interagire con l'intimità della coppia e delle famiglie ed è per questo che l'esperienza gioca un ruolo importante, soprattuto quando si devono dare e far visionare prove inerenti l'infedeltà del proprio coniuge.

E' necessario avere sensibilità e tatto per confrontarsi con il Committente, alla fine delle indagini, per comunicargli i risultati. E' un momento stremamente delicato in cui bisogna cercare, sdrammatizzando, di comunicare le "brutte notizie", cercando, pur rimanendo ovviamente nella realtà dei fatti, ma sminuendoli, facendoli vedere da un altro punto di vista, più leggero.


Mi spiego meglio: sarebbe fin troppo semplice, come fanno tanti imbecilli di "colleghi", che mi perdoneranno la parola "colleghi", far vedere le nozie raccolte magari su maxi schermi in ufficio, magari enfattizzando le foto e/o i filmati. Il Cliente in questo modo si "carica", si sente umiliato e, anche se sul momento dice che "sono le prove che voleva", c'è il forte rischio che vada a casa e "faccia una tragedia"..

Quindi a mio avviso sono necessarie due caratteristiche molto rare nella categoria: sensibilità e professionalità..

Comunque spero di non dovermi mai confrontare con persone cosi violente e naturalmente non posso fare altro che essere solidale con il Collega e augurargli una pronta e veloce guarigione.

 Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma





Milano, investigatore sorprende gli amanti in flagrante e viene aggredito.







E' stato ingaggiato da un marito geloso per pedinare la moglie infedele. Lui, un investigatore privato, ha seguito la donna da Milano, dove la coppia vive, fino alla frazione Geromina di Treviglio, e l'ha colta in flagrante. La signora ha incontrato il presunto amante e si è appartata in auto insieme a lui. I due, però, si sono accorti di essere osservati. Hanno visto l'investigatore mentre li riprendeva con una fotocamera e non l'hanno presa bene. Sono scesi dalla macchina e hanno raggiunto l'uomo. Poi, lo hanno malmenato con una spranga, minacciato con un coltello e gli hanno rubato la macchina fotografica.

L'investigatore, 55 anni, di Milano, non ha rivelato l'identità del suo cliente e ha avvisato un collega che ha chiamato la polizia. Gli amanti - 44 anni, bergamasca e residente a Milano, lei; 43 anni, svizzero, lui - sono stati denunciati rapina e lesioni. L'investigatore è stato portato al pronto soccorso, dove i medici gli hanno diagnosticato ferite guaribili in 20 giorni di prognosi.




sabato 12 agosto 2017

Finto cliente per controllare il dipendente: si può?


Buongiorno.

     Da oltre vent'anni mi occupo di Investigazioni Private e ultimamente, inteso come negli ultimi 5/7 anni, si sta diffondendo sempre di più l'utilizzo investigativo nell'ambito commerciale.

Non che prima non si facesse, ma sta cambiando il "livello", infatti anni fà era appannaggio per lo più di grandi aziende con molti dipendenti, mentre ultimamente semprè più anche da Clienti che magari hanno un negozio con pochi addetti.

Con questo mio breve articolo e prendendo spunto dalla pubblicazione, sotto riportata, a commento di ultime Sentenze, cercherò di fare chiarezza in questo ambito specifico:

Una volta per tutte cerchiamo di rispondere ad una domanda che spesso sia i dipendenti che i datori di lavoro ci pongono, soprattutto per cercare di togliere dei dubbi su ciò che realmente l' Investigatore Privato può e non può fare. Su ciò che si basa l'attività Investigativa e su quali possano essere le risultanze valide in sede giudiziaria che l'Investigatore Privato può relazionare.

L'articolo di seguito esposto risponde in maniera chiara e concisa, punto su punto, a tutti i quesiti che maggiormente ci vengono rivolti dai nostri clienti nella nostra Agenzia Investigativa.

L'infedeltà, che sia Aziendale o coniugale, viene trattata con una indagine volta al reperimento delle prove documentali, fotografiche e testimoniali, con lo scopo di relazionarle per poi eventualmente produrle in Tribunale.

Una cosa che non viene menzionata nell'articolo, perchè dovrebbe essere ovvia, ma che in realtà non lo è, è quella di affidarsi ad un Investigatore Privato con regolare licenza, Autorizzato dalla Prefettura. Purtroppo sono tanti gli abusivi che si professano Investigatori Privati che alla fine non hanno ne le competenze ne tanto meno posso produrre prove e indizi validi ai fini giudiziari da presentare in Tribunale.


 Affidarsi ad un professionista fa la differenza tra risolvere un problema o crearne degli altri, vista la materia spinosa e legalmente complessa.



Massimiliano Altobelli







Finto cliente per controllare il dipendente: si può?

In che modo e quando il datore di lavoro può controllare i dipendenti con investigatori privati e falsi clienti.



Lo Statuto dei lavoratori vieta all’azienda di controllare i dipendenti durante lo svolgimento delle loro mansioni: è infatti fuorilegge una verifica sulla qualità e tempestività della prestazione lavorativa. Tuttavia, a detta della Cassazione, è possibile spiare e pedinare i lavoratori attraverso investigatori privati e falsi clienti. Questo consente, in un certo senso, di superare il limite imposto dalla legge e verificare se il dipendente sta facendo il proprio dovere o meno. Il controllo occulto potrebbe consistere anche nella creazione di un falso profilo Facebook al fine di verificare se lo stesso sta chattando o lavorando. Ma procediamo con ordine e vediamo in che modo il datore di lavoro può controllare i dipendenti.

Investigatori privati

Nessun dubbio esiste più sul fatto che l’azienda possa spiare il dipendente con l’investigatore privato. Quest’ultimo può pedinare il lavoratore al di fuori dell’azienda (fino all’uscio di casa), per smascherare eventuali bugie riferite al datore di lavoro: falsi certificati medici, permessi per assistenza a familiari invalidi (Legge 104) utilizzati invece per fini personali, attività di concorrenza, svolgimento parallelo di mansioni per altri datori, ecc.
Il controllo può avvenire anche per un prolungato lasso di tempo Cass. sent. n. 14454/2017e non deve necessariamente limitarsi a sporadici episodi.
Inoltre, per poter pedinare il dipendente sospettato di infedeltà, non c’è bisogno che il lavoratore sia già stato sorpreso nell’atto di svolgere un precedente illecito dello stesso tipo, ma possono essere eseguiti anche in via preventiva o sulla base di semplici sospetti.
La prova sarà costituita dalle stesse dichiarazioni testimoniali dell’investigatore. Il report del detective non ha valore documentale; lo possono avere le fotografie, salvo che vengano adeguatamente contestate dal dipendente.
Affinché l’utilizzo dell’investigatore sia legittimo è necessario che:
ñil controllo sia svolto mediante modalità non eccessivamente invasive, rispettose della libertà e dignità dei dipendenti e, comunque, improntate al rispetto dei principi di correttezza e buona fede;
ñla finalità del controllo non sia quella di verificare la qualità e la prestazione lavorativa del lavoratore, ma impedire che questi compia illeciti; ciò in quanto le condotte penalmente rilevanti, o comunque illecite, poste in essere dal dipendente esulano dall’attività lavorativa in senso stretto.

Il falso cliente

Il datore di lavoro può sottoporre a controlli il dipendente anche valendosi di un falso cliente. Si pensi a una persona che finga di essere interessata all’acquisto di un prodotto al solo scopo di controllare se il dipendente emette lo scontrino, se indirizza la clientela verso altri esercizi commerciali, se discredita i prodotti in vendita, ecc. In questo caso l’attività di controllo del finto cliente si può spingere anche all’interno del posto di lavoro.
Affinché tuttavia sia possibile controllare un dipendente con un falso cliente è necessario che vengano rispettati determinati limiti:
ñl’investigatore non può essere ingaggiato dall’azienda per verificare l’adempimento della prestazione lavorativa da parte del dipendente; può solo verificare eventuali illeciti del dipendente stesso che possono avere un impatto sul patrimonio aziendale;
ñl’investigatore può fingersi un normale cliente a condizione che si limiti a presentare alla cassa la merce acquistata pagandone il relativo prezzo o a compiere le normali attività che ci si potrebbe aspettare da un cliente. L’investigatore non può invece “istigare”, non può cioè porre manovre volte a indurre in errore il lavoratore o a suggerirgli eventuali comportamenti illegittimi al fine di verificare se questi “cade in tentazione”;
ñi controlli sono legittimi purché siano stati ripetuti per un lasso di tempo congruo e non quindi limitati a un solo episodio che potrebbe non essere significativo.

Il falso contatto su Facebook

Secondo la Cassazione [Cass. sent. n. 10955/2015 ], il datore può creare un falso profilo Facebook per «riscontrare e sanzionare un comportamento idoneo a ledere il patrimonio aziendale» e non per controllare «l’attività lavorativa più propriamente detta». Così è legittimo l’impiego di un contatto fake per vedere se il dipendente lavora o si trastulla chattando con il profilo di una bella ragazza. Il che può addirittura portare a un licenziamento per giusta causa. Sono ammissibili – dice la corte – i «controlli difensivi occulti» anche ad opera di personale estraneo all’azienda – come appunto gli investigatori privati – solo se volti ad accertare comportamenti illeciti diversi dal semplice inadempimento della prestazione lavorativa, sotto il profilo quantitativo e qualitativo. Il controllo non può comunque assumere modalità eccessivamente invasive e deve pur sempre rispettare le garanzie di libertà e dignità dei dipendenti.
Fonte: www.laleggepertutti.it

lunedì 7 agosto 2017

Il capo può far pedinare i dipendenti a lungo?




Nella mia carriera ultra ventennale di Investigatore Privato a Roma, ho affrontato moltissimi casi inerenti alle infedeltà professionali e/o indagini che si svolgono commissionate dal datore di lavoro, nei confronti dei dipendenti.

Negli ultimi tempi si è vinta quella leggera "diffidenza" da parte dei datori di lavoro ad usufruire dei servizi che può offrire un'Agenzia Investigativa, in ambito aziendale e commerciale, e sono sempre di più i Clienti che conferiscono incarico per "vederci" chiaro nei confronti dei dipendenti. 

Tali incarichi sono sia in ambito delle infedeltà aziendali e cioè quelle attività che i dipendenti potrebbero compiere procurando danno all'azienda di cui sono dipendenti ad esempio, rivelando alla concorrenza segreti aziendali, liste clienti e quant'altro può nuocere all'azienda committente.

Altresì si possono commissionare indagini volte alla verifica del reale utilizzo dei permessi (Legge 104) e/o tempi e luoghi da rispettare durante il "periodo di malattia".

"il capo può far pedinare i dipendenti a lungo?"

Questo è un quesito che molti datori di lavoro si pongono prima di affidarci un incarico investigativo. 

Sono domande lecite e legittime che finanlmente con questa sentenza della cassazione possono trovare una risposta univoca e uniforme.

Del resto sono tantissimi i casi che affrontiamo ogni anno come AgenziaInvestigativa e, a differenza di molti datori di lavoro che sottovalutano l'importanza di tale attività, chi ne ha usufruito, poi non ne può fare a meno.

Del resto come per ogni "buon rapporto" vale la regola della "FIDUCIA" e niente è più rassicurante delle prove che un bravo Investigatore Privato può portare.









Il capo può far pedinare i dipendenti a lungo?


Legittimo il pedinamento durato molti giorni ed effettuato da un investigatore privato assoldato dal datore di lavoro.

La Cassazione sdogana i pedinamenti prolungati, anche per diverse settimane, nei confronti dei lavoratori. Con una sentenza di poche ore fa [1], la Suprema Corte ha detto che il capo può far pedinare i dipendenti anche in spregio delle più elementari regole di privacy che, altrimenti, sarebbero invocabili da chiunque si trovi addosso uno sconosciuto a controllarne giorno e notte i movimenti. Così anche per 20 giorni è legittimo che un investigatore privato si metta alle calcagna del lavoratore per coglierlo in fallo e fornire su un piatto d’argento, al datore di lavoro, le prove fotografiche della sua infedeltà. Il tutto – neanche a dirlo – ai fini di un licenziamento incontestabile.
Legittimo il pedinamento prolungato del dipendente
Fino a quando il datore di lavoro può controllare i dipendenti? Di certo sappiamo che i controlli all’interno dell’azienda sono vietati dallo Statuto dei lavoratori. Ma ciò che non può avvenire dentro il luogo di lavoro può ben accadere al di fuori. Così il capo può far pedinare i dipendenti a lungo con un investigatore privato che ne controlli gli spostamenti. E – qui la novità – non deve trattarsi necessariamente di un giorno o due, ma anche di più settimane. Possibile? Non è contrario alla privacy un pedinamento ripetuto e continuato al fine esclusivo di trovare le prove per il licenziamento? Si può ledere la riservatezza di una persona così indisturbatamente? La risposta affermativa della Cassazione potrà lasciare interdetti. C’è solo un modo per contestare il licenziamento: se il fatto appurato dall’investigatore non è talmente grave da comportare la sanzione espulsiva. In questo caso, però, è dovuto solo un risarcimento del danno e non la reintegra.
Nessuna sanzione è dunque possibile nei confronti del capo che si affida a un’agenzia investigativa per monitorare costantemente per 3 settimane il dipendente fuori dai luoghi di lavoro. Secondo i magistrati della Cassazione ci si trova di fronte a «un’attività investigativa svolta da un’agenzia privata e connessa ad una specifica indagine su pretese violazioni del dipendente in relazione a compiti esterni fuori sede, indagine che ricade nella figura del controllo difensivo da parte del datore di lavoro in una sfera eccedente i luoghi di lavoro». Ciò significa che non si può parlare di «violazione della privacy» del lavoratore o di eccessiva «invasività dei controlli dal punto di vista meramente quantitativo (i giorni del pedinamento)», poiché la durata (20 giorni) non eccede i principi di adeguatezza e di proporzionalità.

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/168561_il-capo-puo-far-pedinare-i-dipendenti-a-lungo 

mercoledì 2 agosto 2017

Roma, il prete ha una storia con una donna sposata: per il marito risarcimento di 15mila euro.




     Ancora una volta il lavoro svolto da un Investigatore Privato con regolare licenza Prefettizia, ha fatto la differenza. 

La prima è stata quella di presentare regolari prove atte a far valere o difendere un proprio diritto in tribunale, la seconda è stata quella di far sì che l'Investigatore Privato possa presentarsi in tribunale a testimoniare sul lavoro svolto.

Questa è la differenza tra l'affidarsi ad un serio professionista e non ad un abusivo, il quale non avrebbe potuto fare assolutamente nulla di tutto quanto fatto legalmente dall'Investigatore Privato.

                                 Massimiliano Altobelli



Roma, il prete ha una storia con una donna sposata: per il marito risarcimento di 15mila euro.


I giudici, al termine di un processo durato cinque anni, hanno condannato solo la donna e non il prelato

Era piombato in depressione dopo aver scoperto che la moglie lo tradiva. E per questo, un ex marito ha ottenuto dal tribunale di Roma un risarcimento di 15mila euro. Ma non si trattava di un tradimento qualsiasi: ad influire probabilmente sull'angoscia dell'uomo, lo shock di venire a sapere che la donna aveva deciso di concersi la scappatella con un prete. I giudici, al termine di un processo durato cinque anni, però hanno condannato solo la donna e non il prelato.





Ma, se è vero che il risarcimento avrebbe magari potuto consolare l'uomo, al danno del tradimento si è aggiunta anche la beffa: il tribunale infatti, nella sentenza di un anno fa passata in giudicato da sei mesi, ha respinto l’istanza risarcitoria contro il don, che da anni si è trasferito da Roma all’Aquila, condannando il marito tradito a corrispondere all’adultero, in paramenti sacri, la somma di 3mila e 200 euro.

Al di là di quanto accaduto comunque, questa storia fa tornare d’attualità il dibattito sul celibato dei preti. E, in attesa di sviluppi sulla vicenda, i legali dell’uomo hanno nel frattempo chiesto alla Chiesa di adottare provvedimenti contro il prete che ha violato il diritto canonico, considerando che nella sentenza viene certificata, con tanto di prove fornite da un investigatore privato, la relazione extraconiugale.


Fonte: tgcom